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venerdì 17 marzo 2017

Infermiera sí, ministra no. Il dibattito storico sul sessismo linguistico.

La questione è tornata d’attualità con le ultime elezioni amministrative di Roma e Torino e con la richiesta di numerose ministre di essere chiamate tali. Nell’uso dell’italiano sono ancora molte le remore nel declinare al femminile i nomi di mestieri, professioni, ruoli istituzionali, soprattutto quando la posizione che indicano è prestigiosa. Non è strano quindi sentire nominare il magistrato Ilda Bocassini, l’avvocato Giulia Bongiorno o il rettore Stefania Giannini, ma storciamo il naso se sentiamo parlare della ministra Valeria Fedeli. Leggete QUI

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